A
Risultato del trasporto di neve ad opera del vento. Strato di neve più o meno denso, accumulato in zone preferibilmente sottovento, che spesso presenta legami fragili con gli strati sottostanti. Le zone preferenziali di accumulo si localizzano sui pendii vicini alle creste, nei canaloni, nelle conche e in corrispondenza dei cambi di pendenza.
Spiegazione più dettagliata: nella neve trasportata dal vento, i cristalli vengono frantumati dalrotolamento, dalla saltazione e dai movimenti dal basso in alto e viceversa; di conseguenza la lorodimensione si riduce fino al 10-20% di quella originaria. Depositandosi i grani sono pressati gli unicontro gli altri e questo fa sì che, soprattutto nei pendii sottovento, si trovino strati di neve ventata aelevata densità. La neve ha dei legami interni, ma può anche essere ancora soffice. Il compattamento dà luogo a lastroni di neve che, quando poggiano su strati deboli, possono presentare scarso consolidamento.
Vedi anche:
alta montagna [t] [f] [i] [sl] [ro]
Altezza del manto nevoso misurata verticalmente rispetto al pendio.
Sommatoria della quantità di neve fresca calcolata per un determinato periodo (per esempio: somma complessiva dell’altezza di neve fresca caduta in tre giorni).
Zona nella quale inizia il movimento della valanga.
Vedi anche:
Aumento dell’altezza del manto nevoso in un intervallo di tempo definito.
I legami tra i cristalli (quantità e/o qualità dei punti di legame) aumentano e questo permette la trasmissione tra gli stessi di forze maggiori.
B
Zona da cui una o più valanghe possono distaccarsi. Si parla di bacino di alimentazione generalmente in relazione alle valanghe che raggiungono i fondovalle.
Vedi anche:
Strati inferiori o parte inferiore, prossima al suolo, del manto nevoso.
Parte inferiore di una parete rocciosa che spesso si prolunga in un pendio di detriti. Come regola generale, questo implica la presenza di un cambio di pendenza, più o meno marcato che riduce l’inclinazione del pendio sottostante. Il piede di una parete rocciosa identifica frequentemente l’inizio di un pendio estremamente ripido o ripido.
Vedi anche:
I bollettini valanghe forniscono informazioni dettagliate sullo stato del manto nevoso e delle valanghe. Il pericolo di valanghe è valutato in base alla scala di pericolo valanghe europea a 5 gradi.
Cristalli di ghiaccio trasparenti, a forma piana o aghiforme, che si formano per sublimazione sulla superficie fredda della neve per trasferimento di vapore acqueo verso la superficie che si raffredda al di sotto della temperatura ambiente per irraggiamento.
Vedi anche:
C
Evoluzione del pericolo di valanghe nel corso del giorno.
Durante il giorno il pericolo di valanghe può variare significativamente. La situazione primaverile è tipica: al primo mattino dopo una notte serena il pericolo di valanghe è basso, e nel corso della giornata aumenta a causa della radiazione solare e del riscaldamento diurno.
Luogo dove l’inclinazione del pendio aumenta in modo sensibile. Costituisce un luogo privilegiato per l’accumulo di neve ventata.
Vedi anche:
inclinazione del pendio
Vedi anche:
Cresta di una montagna, lunga e marcata.
Spiegazione più dettagliata: un crinale si sviluppa sempre in rilievo rispetto al terreno circostante e lega sovente più cime fra di loro.
Vedi anche:
Cristalli cavi con angoli e striature sulle loro superfici. Questo tipo di cristallo è il risultato di un metamorfismo costruttivo in presenza di un elevato gradiente di temperatura. La brina di profondità è un tipico strato debole. Classe granulometrica: da 2 a 5 mm o maggiore.
Cristalli che presentano prevalentemente superfici piane e angoli. Questo cristallo è tipico del risultato di elevato gradiente di crescita cinetica, metamorfismo costruttivo. Classe granulometrica da 0,5 a 3 mm.
Strato del manto nevoso molto compatto, formatosi in seguito ai processi di fusione e rigelo o per azione del vento.
Si forma per rigelo dell’acqua liquida contenuta in uno strato di neve bagnata, con conseguente aumento della resistenza.
Vedi anche:
Crosta che si forma sulla superficie del manto nevoso
D
La densità è definita come rapporto tra massa e volume. A seconda della sua situazione, la neve può avere densità molto variabili.
| Tipo di neve | Densità (kg/m3) |
|---|---|
| Neve fresca molto leggera | circa 30 |
| Neve fresca | circa 100 |
| Neve feltrata | 150 a 300 |
| Grani arrotondati | 250 a 450 |
| Cristalli sfaccettati | 250 a 400 |
| Brina di profondità | 150 a 350 |
| Neve bagnata | 300 a 500 |
| Nevato a firn | 500 a 830 |
| Ghiaccio di ghiacciaio | circa 900 |
| Ghiaccio puro | 917 |
Vedi anche:
Vedi anche:
dimensioni degli accumuli di neve [en] [de] [fr] [es] [ca] [sk] [ro]
accumulo piccolo: 5-20 cm
accumulo medio: 20-50 cm
accumulo grande: > 50 cm
Dimensioni delle valanghe, classificate in base alla lunghezza, e volume e ai danni potenziali.
| Dimensione | Definizione | Portata | Potenziale distruttivo della valanga | Lunghezze e volume tipici |
|---|---|---|---|---|
| Dimensione 1 | Scivolamento o scaricamento | Accumulo di neve senza pericolo di seppellimento (pericolo di caduta) | Relativamente innocua per le persone | Lunghezza <50 m, volume <100 m3 |
| Dimensione 2 | Valanga piccola | Si ferma sul pendio ripido | Può seppellire, ferire o uccidere delle persone | Lunghezza <100 m, volume <1.000 m3 |
| Dimensione 3 | Valanga media | Raggiunge il piede di un pendio ripido | Può seppellire e distruggere delle auto, danneggiare dei camion pesanti. Può distruggere edifici piccoli e piegare alberi signoli. | Lunghezza <1.000 m, volume <10.000 m3 |
| Dimensione 4 | Valanga grande | Attraversa terreni con una pendenza limitata (ben al di sotto dei 30°) su una distanza di più di 50m | Può raggiungere il fondovalle. Può seppelire e distruggere dei camion pesanti e vagoni ferroviari. Può distruggere edifici più grandi e parti di una foresta | Lunghezza ~1-2 km, volume <100.000 m3 |
| Dimensione 5 | Valanga molto grande | Arriva fino fondovalle, piu grande conosciuta valanga | Distruzionamento del paesaggio possibile, possibilità di distruzionamento disastrosa | Lunghezza ~3 km, volume >100.000 m3 |
Distacco a distanza di una valanga di neve a lastroni. La persona che ne provoca il distacco non si trova nel perimetro del lastrone che si mette in movimento (tuttavia può essere travolto e sepolto dalla neve che si è staccata al di sopra di lui).
Distacco di valanghe causato da carichi supplementari sul manto nevoso (per esempio: le onde d’urto in caso di esplosione, passaggio di macchine, di persone, etc.).
Distacco spontaneo di una valanga che avviene senza influenza esterna sul manto nevoso.
Distanza da mantenere nell’attraversare zone esposte al pericolo valanghe per ridurne il rischio. Contrariamente alla distanza di alleggerimento adottando lo spazio di sicurezza, solo una persona alla volta è esposta al pericolo. Comunemente usato durante la discesa, quando una persona alla volta scia su un pendio ripido.
Deposito di neve formato da neve trasportata dal vento. Il lato piatto sta dalla parte da dove ha spirato il vento (sopravvento), la parte più ripida della duna sta sottovento. Da non confondere le dune con i sastrugi.
E
Punto cardinale verso il quale è rivolto un pendio; per esempio un pendio esposto a nord è rivolto verso nord.
Vedi anche:
Esposizione in rapporto al vento, ai punti cardinali, al sole, alle valanghe o al pericolo in generale.
Vedi anche:
pendio sopravento, pendio esposto al vento
estensione degli accumuliy [en] [de] [fr] [es] [ca] [sk] [ro]
accumuli singoli / isolati: pochi accumuli, generalmente di ridotta estensione.
accumuli importanti: numerosi accumuli, su pendii con esposizioni diverse.
L’equivalente in acqua è l’altezza della colonna d’acqua derivante da un campione di neve sciolta (espressa in mm), con riferimento alla stessa area. L’equivalente in acqua di 20 cm di neve con una densità media di 100 kg/m3 è 20 mm. Con una densità di 500 kg/m3 l’equivalente di un campione di 20 cm di neve è 100 mm di acqua.
F
Fasce ubicate a quota paragonabile, definite in funzione della loro distanza verticale dal livello del mare (con una precisione di ± 100 m di quota).
alta quota: da 2000 a 3000 m s.l.m.
media quota: da1000 a 2000 m s.l.m.
bassa quota: al di sotto di 1000 m s.l.m.
Vedi anche:
Sottile strato di ghiaccio sulla superficie del manto nevoso che si forma attraverso l’interazione della radiazione solare, della fusione e del raffreddamento per irraggiamento. Spesso i versanti soleggiati appaiono con una superficie specchiata a causa dell’elevata riflettività del firnspiegel (maggiormente in primavera).
Cristalli rotondi grossi o agglomerati, formati da un metamorfismo da fusione. Classe granulometrica: da 0,5 a 3 mm.
G
Rapporto tra la differenza di temperatura misurata in due punti del manto nevoso, posti sulla stessa verticale, e la distanza tra i punti di misurazione. il valore del gradiente termico regola i metamorfismi del manto nevoso e le conseguenti trasformazioni dei cristalli e dei grani.
| definizioni | valori |
|---|---|
| basso gradiente | gradiente < 5°C/m |
| medio gradiente | 5°C/m < gradiente < 20°C/m |
| alto gradiente | gradiente > 20°C/m+ |
Grani arrotondati, neve a grani fini. Grani piccoli, arrotondati risultato del metamorfismo distruttivo. Classe granulometrica da 0,2 a 0,5 mm.
I
in particolare con forte sovraccarico [t] [i] [sl]
Generalmente con forte sovraccarico, ma in certe situazioni anche con debole sovraccarico.
| poco ripido: | meno di 30° *) |
| ripido: | da 30 a 35° *) |
| molto ripido: | da 35 a 40° *) |
| estremamente ripido: | più di 40° *) |
*) Inclinazione di un pendio, misurata su una carta 1: 25.000 nel punto più ripido sulla linea di massima pendenza, oppure misurata sul terreno.
Vedi anche:
Debole: 0-20 km/h
Moderato: 20-40 km/h
Forte: 40-60 km/h
Molto forte: 60-100 km/h
Uragano: > 100 km/h
Emissione di radiazioni termiche a onda lunga (infrarosso) dalla superficie del manto nevoso verso l’atmosfera. In assenza di copertura nuvolosa, la superficie del manto nevoso si raffredda notevolmente fino ad una temperatura inferiore a quella dell’aria (da qualche grado fino a 20° C).
Vedi anche:
Un manto nevoso è isotermico quando al suo interno dal terreno alla superficie la temperatura è la stessa. Tipicamente si riscontra in primavera quando l’intero manto nevoso ha raggiunto gli 0°C. In questo stato, il manto nevoso è spesso umido o bagnato e perde di compattezza.
L
Altitudine sul livello del mare in corrispondenza della quale le precipitazioni cadono prevalentemente sotto forma di neve che si deposita al suolo. Tale limite si colloca in genere 300 m al di sotto della quota dello zero termico. Può anche raggiungere i 600 m al di sotto della quota dello zero termico, in caso di precipitazioni abbondanti e/o entro valli chiuse.
Aree con un’estensione a livello d’intero versante fino di bacino. All’interno di una regione, possono esserci differenti situazioni valanghive.
Vedi anche:
Zona che non è direttamente collegata con il crinale.
Spiegazione più dettagliata: questa zona corrisponde spesso al passaggio da un terreno estremamente ripido a uno ripido. I tratti ripidi e i piccoli rilievi che non sono in relazione diretta con il crinale fanno ugualmente parte di questa zona. Le aree prossime al crinale e quelle lontane dal crinale non sono separate nettamente le une dalle altre. Il limite tra le due deve essere considerato come una zona di transizione.
Luogo dove persone o beni possono essere travolti da una valanga.
Attenzione: questo termine è generalmente utilizzato nel bollettino Valanghe nell’accezione seguente: luogo in cui il sovraccarico prodotto da sciatori o alpinisti può provocare il distacco di una valanga.
N.B.: in pratica, il contesto del bollettino permette di comprendere chiaramente il senso attribuito al termine.
M
Un manto nevoso è instabile quando un sovraccarico può provocare una frattura all’interno dello stesso.
Vedi anche:
Manto nevoso consolidato in superficie e che sopporta il peso di una persona (con o senza sci/snowboard)
Vedi anche:
I cristalli di neve evolvono in cristalli sfaccettati e in forme cave a calice. I cristalli di grandi dimensioni si accrescono progressivamente mentre quelli piccoli si dissolvono. Questo comporta una perdita di resistenza dello strato di neve trasformato.
Spiegazioni più dettagliate: avviene durante la prima parte dell’inverno, soprattutto nelle zone in ombra, dove l’altezza della neve è ridotta e la vegetazione è arbustiva.
Vedi anche:
stabilità, stabilità del manto nevoso
Trasformazione della neve dovuta ad un apporto termico a 0°C. Questa trasformazione determina la produzione di acqua che si mescola ai cristalli di neve, con conseguente riduzione della resistenza.
Vedi anche:
I cristalli di neve fresca semplificano la loro struttura per ottenere la forma arrotondata. Questo comporta un assestamento e un consolidamento della neve fresca.
Vedi anche:
trasformazione della neve (metamorfismo)
N
Neve degli anni precedenti, che spesso si trova sui ghiacciai, fortemente trasformata e compattata per i numerosi cicli di fusione e rigelo, oltre che per la pressione esercitate dalle masse di neve accumulatesi.
La neve non ha coesione. Il termine “neve a debole coesione” è, per esempio, usato con neve fresca o neve trasformata per forte gradiente, comunque, per definizione si applica anche a neve molto bagnata. La neve a debole coesione può portare a valanghe di neve a debole coesione.
Vedi anche:
La neve è coesa quando i singoli grani sono legati tra di loro (sinterizzati) ad una grado tale per cui un blocco di neve isolato con cautela, estratto non collassa. La neve con coesione si forma per deposito di neve ventata o come risultante dei processi di metamorfismo distruttivo. Uno strato di neve coesa in prossimità di uno strato debole è una ulteriore condizione per la formazione di una valanga a lastroni.
Vedi anche:
Particelle irregolari con ramificazioni , risultato di un metamorfismo distruttivo. Parti frammentate dei cristalli originali di precipitazioni sono spesso ancora riconoscibili. Classe granulometrica: circa da 1 a 2 mm.
Neve poco trasformata e poco compattata, risalente a un periodo di precipitazione attuale o piuttosto recente. Il periodo corrispondente è indicato nel bollettino valanghe.
Vedi anche:
Neve con alto tenore d’acqua, a temperatura di 0°C. L’acqua è visibile e la si può estrarre comprimendo la neve.
Vedi anche:
metamorfismo distruttivo della neve [t] [f] [i] [sl] [ro]
Strato di neve sulla superficie del manto nevoso fortemente compattato dall’azione del vento
Vedi anche:
P
Zona che risente solo marginalmente, o non risente affatto, della radiazione solare.
Spiegazione più dettagliata: in pieno inverno, quando il sole è basso sull’orizzonte, le zone in ombra sono più numerose che in primavera, quando il sole si alza sempre più al di sopra dell’orizzonte. A seconda dell’ombra prodotta dall’orizzonte locale, le zone d’ombra possono trovarsi a tutte le esposizioni e non solo sui pendii settentrionali.
Zona molto influenzata dalla radiazione solare. I pendii tipicamente soleggiati presentano esposizioni che vanno da est a ovest passando per il sud, in relazione al momento della giornata (posizione del sole).
Spiegazione più dettagliata: queste zone sono meno estese in pieno inverno, quando il sole è basso, rispetto alla primavera, quando il sole è più alto sull’orizzonte.
Vedi anche:
Pendio direttamente esposto all’azione del vento, rivolto verso la direzione da cui il vento spira, e dove la forza dello stesso è tale, nella maggior parte dei casi, da erodere/trasportare la neve.
Vedi anche:
Pendio riparato rispetto all’azione diretta del vento, e su cui la neve ventata si deposita formando i lastroni.
Vedi anche:
pendio sottovento, pendio al riparo dal vento
Pendio che non è esposto al vento. Qui si accumulano grandi quantità di neve che spesso superano di molto l’altezza media del manto nevoso.
Vedi anche:
Ambito all’interno di un versante o ai suoi margini; che ha una estensione areale da pochi metri a 20 m al massimo.
Vedi anche:
Evento con probabilità di verificarsi superiore al 66% (più di 2/3).
Roulette russa: avendo 4 pallottole in un revolver a 6 colpi, è “probabile” che il gioco sia a sfavore del giocatore.
Vedi anche:
Q
La neve fresca è un carico per il manto nevoso presente e, di conseguenza, aumenta il pericolo di valanghe.
La regola empirica per un carico critico di neve fresca è:
10 a 20 cm con situazioni sfavorevoli
20 a 30 cm con situazioni intermedie
30 a 50 cm con favorevoli situazioni
Favorevoli: vento da debole a moderato, temperatura dell'aria poco sotto 0 ° C, superficie fortemente irregolare del manto nevoso vecchio, pendio sciato continuamente.
Sfavorevole: precipitazioni intense in breve tempo, vento forte (> 50 km / h, vento udibile, il bosco rumoreggia) bassa temperatura (inferiore a -5 a -10 ° C), nevicata su un vecchio manto sfavorevole (brina di superficie, croste o ghiaccio, superficie della neve vecchia. trasformata per gradiente, vecchio manto nevoso debole, pendio sciato raramente
Quantità neve fresca accumulatasi nelle ultime 24 ore.
Altitudine al di sopra della quale la temperatura dell’aria nella libera atmosfera è inferiore a 0° C.
R
Trasporto di energia sotto forma di onde elettromagnetiche. Si distingue tra radiazione a onde corte (luce visibile) e radiazione a onde lunghe (radiazione termica).
Vedi anche:
Irraggiamento che interessa il manto nevoso. La radiazione a onde corte (luce visibile) è riflessa per circa il 90% a seconda del tipo di neve; la rimanente parte riscalda i primi cm del manto nevoso. Le radiazioni a onda lunga (radiazione termica) sono trattenute dal manto nevoso praticamente al 100%.
Vedi anche:
Aree con estensione di una o più valli. Nei bollettini valanghe, le regioni sono generalmente suddivise in aree climatologiche omogenee o anche per suddivisioni politiche.
Vedi anche:
Aree intercluse da elevati rilievi alpini e perciò povere di precipitazioni. Tipiche regioni intralpine in Svizzera sono il Vallese centrale, l’Engadina e i Grigioni centrali che sono situati tra i rilievi nord alpini e la cresta alpina principale. Regioni analoghe sono la regione Ortles-Venosta e la Valle di Oetz in Austria.
Capacità di trasmettere le forze all’interno della struttura dei cristalli di uno strato di neve; è legata alla quantità e alla qualità dei legami tra i cristalli stessi.
I legami tra i cristalli si indeboliscono o si annullano e questo comporta una diminuzione della capacità di trasmettere le forze tra gli stessi.
Concetto che riunisce la probabilità dell’evento (può succedere?) la presenza dell’uomo (qualcuno si trova entro la zona di pericolo?) e il danno (quale può essere l’entità del danno?)
Il bollettino valanghe descrive il pericolo di valanghe, ma non il rischio.
Vedi anche:
Frattura del manto nevoso in tutto il suo spessore che accade quando la neve scorre su un pendio a velocità differenti. Particolarmente quando dalla frattura percola acqua di fusione o di precipitazione nella parte a valle, si può verificare il distacco spontaneo con slittamenti o valanghe di fondo.
S
Spostamento della neve ad opera del vento sulla superficie del manto nevoso (la visibilità orizzontale non è del tutto impedita).
Vedi anche:
Erosioni della superficie del manto nevoso dove la parte erosa più ripida punta nella direzione di provenienza del vento. Da non confondere coni le dune da vento.
Quando la velocità di slittamento (o reptazione) aumenta nettamente si parla di scivolamento per reptazione (vedere “slittamento”). Questo tipo di distacchi sono possibili a qualsiasi ora del giorno e della notte.
Fusione del manto nevoso con conseguente ricomparsa totale o parziale del terreno.
Formazione di legami tra i grani con risultato un aumento della compattezza. La sinterizzazione è più veloce quanto più elevata è la temperatura. La sinterizzaizone può essere particolarmente ben osservata in neve compattata (palla di neve, neve di deposito di valanga, vecchie tracce di sci).
Movimento lento verso valle del manto nevoso (da pochi millimetri fino a qualche metro al giorno), favorito da terreni a ridotta scabrezza (erbe lunghe, placche rocciose) oppure da terreni umidi. Questo movimento può creare delle fessure o delle aperture nel manto nevoso a forma di “bocca di pesce”.
Abbondante quantità di neve trasportata dal vento sul manto nevoso (la visibilità orizzontale viene impedita).
Vedi anche:
a) debole sovraccarico:
- sciatore o snowboarder che effettua curve dolci, che non cade
- gruppo che rispetta le distanze di sicurezza (minimo 10 m)
- escursionista con racchette da neve
a) forte sovraccarico:
- due o più sciatori o snowboarder che non rispettano le distanze di sicurezza
- mezzo battipista, esplosione
- escursionista a piedi.
Spessore del manto nevoso misurato perpendicolarmente al pendio.
Capacità del manto nevoso di resistere alle sollecitazioni esterne (resistenza interna). La stabilità è determinata dalle resistenze e dalle tensioni proprie di ciascuno strato di neve.
Vedi anche:
Strati del manto nevoso la cui resistenza è bassa a tal punto che si possono produrre o poi propagarsi delle fratture tra i legami dei cristalli. Gli strati tipicamente deboli sono: brina di superficie inglobata nel manto nevoso, strati interessati da metamorfismo costruttivo, neve fresca a debole coesione ricoperta.
Vedi anche:
metamorfismo costruttivo della neve
Strato del manto nevoso nel quale si è prodotta una rottura nella struttura dei cristalli di neve.
Vedi anche:
Terreno o strato del manto nevoso su cui scorre la valanga dopo il distacco.
Vedi anche:
T
Forza sui legami tra i grani all’interno di uno strato di neve, esercitata dal peso della neve o dal movimento degli strati superiori verso valle.
Un terreno estremamente ripido è caratterizzato da una inclinazione superiore a 40°, dalla vicinanza di creste e dalla conformazione sfavorevole del terreno e della struttura del suolo. Per queste ragioni è particolarmente esposto al pericolo di valanghe.
Vedi anche:
Terreno la cui inclinazione è superiore ai 30°, indipendentemente dalla sua conformazione e dalle sue caratteristiche.
Vedi anche:
inclinazione del pendio
Modificazione della forma dei cristalli e della struttura interna del manto nevoso.
Vedi anche:
metamorfismo distruttivo della neve
Trasporto della neve ad opera del vento. Tale fenomeno inizia ad una velocità di vento di circa 4 ms-1 (circa 15 km/h-1) sulla neve a scarsa coesione e circa 10 ms-1 (35 km/h-1) sulla neve più compatta.
Spiegazione più dettagliata: l’accumulo di neve ventata cresce al cubo della velocità del vento. Se la velocità del vento raddoppia, la quantità di neve ventata aumenta di 8 volte. Il processo di accumulo è massimo quando il vento raggiunge 50-80 kmh-1, perché al di là di tale limite la capacità di erosione da parte del vento diminuisce.
Vedi anche:
V
Valanga che, nella zona di distacco, scorre a contatto con il terreno.
Vedi anche:
Valanga primaverile, pesante e bagnata, che al suo passaggio scalza localmente la parte superficiale del terreno e per questo contiene terra e pietre.
Vedere al riguardo:
Rottura del ghiaccio di un ghiacciaio che cade da ripide balze. Alcune valanghe di ghiaccio possono evolvere in valanghe nubiformi. Nel loro percorso possono raccogliere neve che entra nel flusso della valanga. Le valanghe di ghiaccio hanno ripetutamente provocato grandi catastrofi.
| Mattmark (CH), 1965 | 88 vittime |
| Altels (CH), 1895 | 6 vittime, 158 bovini uccisi |
| Huascaran (Peru), 1970 con seguente frana | 18’000 vittime |
Valanga composta da neve bagnata. Si muove in genere più lentamente di una valanga di neve asciutta e si sviluppa di conseguenza su una distanza più ridotta. In ogni caso, a causa della sua alta densità (massa volumica), esercita forti pressioni sugli ostacoli che incontra. Talora è identificata come valanga primaverile.
Valanga (per lo più a lastroni) di neve a grani fini, asciutta che forma una mescolanza di aria e di neve e che si solleva totalmente o parzialmente al di sopra del suolo, producendo grandi nuvole di polvere di neve. Raggiunge velocità nell’ordine di 100-300 km/h e può provocare delle onde di pressione dell’aria che provocano danni anche al di fuori della zona di accumulo.
Vedi anche:
Parte di una strada, di una linea ferroviaria o di un’altra via di comunicazione particolarmente esposta alle valanghe.
Vedi anche:
Via di comunicazione che attraversa un pendio o situata alla base di esso, ed esposta al pericolo di valanghe
Vedi anche:
via di comunicazione esposta
W
Suono ben distinto (“whumph” or “whumpf”) che si verifica quando il manto nevoso si assesta colmando lo spazio vuoto dei cristalli di uno strato debole quando uno strato debole collassa. Il suono solitamente indica un manto nevoso instabile e può essere accompagnato da fessurazioni. Ripetuti whum sono un chiaro segnale di instabilità.

























































![limite del bosco [t] [f] [i] [sl] [ro]](typo3temp/pics/Waldgrenze_1_sch_03_5a7d486656.jpg)


































































